Tornano i piccoli negozi sotto casa

Bernareggi (Coop): «Non vinceranno i big della spesa online»

 

Anche una portaerei può temere una tempesta. E dall’abilità di chi sta al ponte di comando dipende la capacità di affrontare e superare le intemperie senza danni. Sarà per questo che in Coop hanno già rinnovato parte del ponte di comando dove debutterà Luca Bernareggi come nuovo presidente dell’Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative di consumatori), l’organismo di rappresentanza istituzionale.

E di tempeste, che toccherà attraversare, Bernareggi e il suo nuovo vice Adriano Turrini ne dovranno domare molte, perché sono tante le turbolenze all’orizzonte. «A cominciare dai consumi – osserva Bernareggi -. Gli italiani mostrano sfiducia nel futuro e hanno contratto la loro spesa da diversi mesi. La recessione tecnica, la stagnazione del Pil sono tutti fattori che alimentano il clima di incertezza. E poi resta lo spauracchio del paventato aumento dell’Iva che rappresenterebbe un ulteriore deterrente alla spesa».

Altro tema caldo è quello delle chiusure domenicali: provvedimento che ha scatenato feroci polemiche nella grande distribuzione organizzata, come tra Confimprese e Confcommercio. 
Il piano prospettato dal governo è più morbido (chiusura una domenica su due) ma non è ancora quello auspicabile – afferma il presidente di Ancc-Coop -. Abbiamo già presentato la proposta del nostro settore che sembrava essere condivisa dalla maggioranza: chiusura in 12 festività, 8 nazionali e 4 locali. Qualcosa però sembra essersi arenato.

Avranno pesato altri interessi? Qualcuno teme lo strapotere dei giganti della spesa online… 
Non so. A me sembra una situazione confusa in cui sono pochi a guadagnarci. Di sicuro c’è che noi di Coop dovremo esplorare meglio il mondo della spesa online dove comunque stiamo entrando sia con Esasycoop, l’esperienza di Alleanza 3.0, che con formule ibride tra fisico e on line. La complessità qui per noi sta nel garantire i servizi garantendo anche la filiera. In parole povere, dobbiamo assicurarci che in tutti i passaggi, includendo anche la consegna, ciascun lavoratore sia garantito nei suoi diritti e tutelato nel suo lavoro. Serve una normativa specifica che disciplini quel mondo oppure per una realtà come la nostra il delivery resterà un passaggio complesso.

Eppure sono in molti a sostenere che mentre voi e Conad continuato a battagliare per la leadership italiana, non vi accorgete che giganti come Amazon e Walmart hanno iniziato l’accerchiamento. 
Anche il concetto di leadership andrebbe meglio valutato però – obietta Bernareggi – per noi, al di là delle quote di mercato, valgono le regole del gioco: per Coop deve essere irrinunciabile il controllo della filiera, il rispetto dei fornitori, il rispetto dei lavoratori e dei consumatori. Dovremo aumentare anche la nostra sensibilità sulle richieste dei nostri clienti oltre a quelle dei nostri soci e delle nostre socie. La qualità della materia prima, le policy produttive, il rapporto con clienti e fornitori attestano la nostra leadership sul mercato.

Con delle priorità specifiche 
Chiediamo da tempo regole certe per il salario minimo. L’Italia è rimasto uno dei pochi paesi europei a non porsi questo problema. Siamo in presenza di 4/5 milioni di lavoratori che, pur avendo un’occupazione, vivono in stato di povertà. Bisogna disciplinare il mondo del lavoro autonomo con una retribuzione minima e con regole certe: aumenterebbero sia il potere d’acquisto sia l’equità sociale. Purtroppo resta l’amara sensazione che la politica, ancora una volta, non si occupi dei problemi della gente.

Quali novità ha portato il congresso di Genova appena concluso? 
Il congresso è di per sé una novità. È tornato a quattro anni dall’ultimo che aveva visto la nomina del mio predecessore Stefano Bassi. Siamo ritornati a riunirci con un organismo composto da 300 delegati, uno ogni 25 mila soci della cooperativa. Un tipo di rappresentanza che ci ha permesso di raccogliere le esigenze e le sollecitazioni della tante e diverse anime della Coop.

Tante anime che potrebbero avere esigenze diverse. Come risolvere l’eterno dualismo fra la vocazione nazionale del movimento e le appartenenze territoriali?. Quanto Coop e quanto cooperative?
Coop sta cambiando pelle ma non anima. A Genova sono emerse priorità e punti di forza tra le diverse anime del movimento. A cominciare dalla capacità di Coop di mantenere la leadership di settore grazie alla più assortita proposta di prodotti a marchio sostenuta dalle tante innovazioni di prodotto promosse anche sul territorio. Per poi continuare con il franchising come ulteriore possibilità di presenza in zone difficili. Ci siamo confrontati anche sulle diverse opinioni, dai ripensamenti sugli iper al ritorno ai supermercati di quartiere.

In termini di business, addio alle grandi metrature e solo piccoli punti di prossimità? 
Non proprio. Opteremo per una formula mista: in qualche caso incrementeremo i supermercati di prossimità. In altri ristruttureremo strutture già esistenti. Di sicuro rinunceremo alle metrature da iper, le strutture gigantesche non incontrano più le esigenze di mercato e non rappresentano più un nostro modello. L’unico aspetto che non possiamo sottovalutare è la presenza in territori decentrati dove le nostre coop rappresentano un punto di riferimento importante per i consumatori. Per il resto, rimarremo attenti alle esigenze di diverse aree regionali e territoriali: le abitudini di spesa sono cambiate, non ci sono più grandi approvvigionamenti, la gente chiede di poter fare la spesa poco e spesso, con prodotti il più possibile freschi e spesso vicino casa. Un discorso che vale sia per le grandi metropoli che per i piccoli centri. Questo non significa rinunciare ai servizi o all’assortimento: l’offerta va tarata in base alla clientela, non è più possibile avere un modello unico per tutto il territorio nazionale.

Fonte: corriere.it

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